Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli: panoramica storico ed esposizioni chiave
- Rossana

- 25 lug 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli
Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, un'istituzione di fama mondiale, vanta una storia ricca e complessa.
Il suo nucleo più antico risale al 1585, quando fungeva da caserma della Regia Cavalleria. Tra il 1610 e il 1615, l'architetto Giulio Cesare Fontana trasformò radicalmente l'edificio nell'imponente Palazzo degli Studi, che in seguito ospitò l'università.
Fu nel 1777 che il re di Spagna Carlo III di Borbone, riconoscendo l'urgente necessità di conservare degnamente i numerosi reperti archeologici provenienti dagli scavi di siti vesuviani come Pompei, Ercolano e Capua, decise di destinare l'intero Palazzo degli Studi a museo.
Ciò portò a ulteriori ristrutturazioni, avviate nel 1780 da Ferdinando Fuga e completate da Pompeo Schiantarelli.
Agli inizi del XIX secolo, l'edificio, allora conosciuto come Real Museo Borbonico, subì una ristrutturazione generale.
Con l'Unità d'Italia, il museo divenne il Museo Archeologico Nazionale e sfuggì in gran parte a ulteriori modifiche significative, sopravvivendo indenne anche alla Seconda Guerra Mondiale.
Tuttavia, a seguito del terremoto dell'Irpinia del 1980, si resero necessarie estese opere di consolidamento statico, dando il via a un grandioso progetto di riorganizzazione espositiva che si è protratto almeno fino al 2010, con l'ambizione di renderlo potenzialmente il più importante museo archeologico del mondo.
Il vasto patrimonio del museo, composto da sculture (in marmo e bronzo), pitture, mosaici, ceramiche, monete, gioielli, avori e oreficerie di epoca greco-romana, deriva in gran parte dagli esiti degli scavi archeologici campani e dall'integrazione di diverse collezioni private. Tra queste, la più cospicua è senza dubbio la Collezione Farnese, ereditata dal re Carlo III alla morte di sua madre, Elisabetta Farnese.
Capolavori
I Tirannicidi (Kritios e Nesiotes): copie romane (prima metà del II secolo d.C.) degli originali bronzei greci (ca. 480-470 a.C.) che raffigurano Armodio e Aristogitone, gli uccisori del tiranno Ipparco nel 514 a.C.
Queste sculture, rinvenute a Villa Adriana, catturano l'istante che precede la loro azione eroica e sono notevoli per la loro strategia compositiva e lo stile protoclassico.
Fauno Danzante: un originale ellenistico della fine del III secolo a.C., questa statuetta bronzea fu scoperta in una casa privata di Pompei (oggi nota come Casa del Fauno). Raffigura un fauno in una leggera posa danzante, mostrando un'eccezionale qualità tecnica e una resa anatomica che suggeriscono un'opera originale importata, probabilmente da Alessandria d'Egitto.
Hermes a riposo: rinvenuto a Ercolano, nel peristilio della cosiddetta Villa dei Papiri, il 3 agosto 1758, questo bronzo del I secolo a.C. rappresenta un giovane Hermes seduto su una roccia.
La sua postura rilassata, le fattezze raffinate e i dettagli anatomici specifici riflettono i modelli ellenistici influenzati dalla scuola di Lisippo, sebbene modificati secondo il gusto locale campano. Fu molto ammirato, persino da Winckelmann.
Statue di Corridori: due statue gemelle in bronzo, di dimensioni poco inferiori al vero (copie romane del I secolo a.C. da originali greci della fine del IV secolo a.C.), anch'esse rinvenute nella Villa dei Papiri di Ercolano il 6 luglio 1754. Raffigurano giovani atleti nudi in procinto di scattare alla partenza di una gara di corsa, evidenziando una ricerca di fedele riproduzione della realtà.
Presentano volti dettagliati con occhi realizzati in pasta di vetro, madreperla e pietra lavica.
Afrodite di Capua: un'imponente statua di dimensioni superiori al vero (copia romana della prima metà del II secolo d.C. da un originale greco in bronzo della fine del IV secolo a.C.), scoperta nel 1750 tra le rovine dell'anfiteatro romano di Santa Maria Capua Vetere. Rappresenta Afrodite, la dea dell'amore, che poggia il piede sull'elmo di Ares e si specchia nel suo scudo, un motivo ellenistico molto diffuso.
La sua posa sottolinea l'interazione tra peso e movimento, tipica del periodo.
Tazza Farnese: datata circa 180-160 a.C., questo grande cammeo in agata sardonica proveniente da una raffinata bottega di Alessandria è notevole per la sua complessa incisione. L'esterno presenta una testa di Medusa, mentre l'interno illustra una ricca scena mitologica. Questa scena, che include divinità egizie come Iside, Osiride, Horus e la personificazione del Nilo, è interpretata come un'allegoria dinastica legata ai faraoni tolemaici, simboleggiando l'abbondanza e la prosperità dell'Egitto.
Desideri approfondire qualche aspetto specifico della storia del museo o di una delle opere

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