Letteratura latina: le origini
- Rossana

- 11 giu 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 28 lug 2025

Origini della letteratura latina
La letteratura latina nasce ufficialmente nel 240 a.C. con la prima rappresentazione teatrale di Livio Andronico, sebbene per i cinque secoli precedenti non ci sia stata una produzione letteraria vera e propria, nonostante i contatti con la cultura greca.
Esisteva invece una produzione preletteraria orale e anonima, con scopi pratici e occasionali, in un latino rozzo e primitivo.
Questi documenti arcaici, pur scarsi, hanno influenzato la letteratura successiva, specialmente in teatro, oratoria e storiografia.
Le iscrizioni arcaiche
Diffusione della scrittura (600 a.C. circa): I documenti epigrafici testimoniano una diffusione della scrittura (di derivazione greca) per uso privato e pubblico a Roma, soprattutto tra i ceti dominanti e sacerdotali.
Lapis Niger (VII-VI sec. a.C.): Iscrizione su una pietra nera nel Foro Romano, probabilmente norme religiose. Il testo è in caratteri greci e scrittura bustrofedica (alternata da destra a sinistra e viceversa).
Vaso di Dueno (stesso periodo): Lunga iscrizione su un vasetto di terracotta, di difficile interpretazione, forse legata a riti sacrificali o a un dono amoroso. La scrittura va da destra a sinistra senza separazione tra le parole.
Cista Ficoroni (più recente): Iscrizione chiara su un cofanetto di bronzo trovato a Preneste, che indica il donatore e il produttore ("Dindia Malconia mi diede alla figlia; Novio Plauzio mi fece a Roma").
Fibula Praenestina: Sebbene un tempo considerata il primo documento latino, è un falso di fine Ottocento.
Tombe degli Scipioni
Iscrizioni sepolcrali: Le iscrizioni sui sarcofagi della famiglia degli Scipioni sono importanti testimonianze del verso saturnio e rivelano la conoscenza delle epigrafi funerarie greche.
Esempio: L'epitaffio di Lucio Cornelio Scipione Barbato (console nel 298 a.C.) è un rifacimento, mentre quello per il figlio omonimo è più antico e ne loda le virtù e le conquiste.
La prosa delle origini: diritto, cronaca e oratoria
La prosa dei primi secoli, pur non essendo considerata letteraria, contribuì all'evoluzione linguistica e alla nascita della letteratura.
Trattati: Documenti storicamente importanti (alleanze, pace, commercio) di cui purtroppo non è rimasto nulla, se non aridi elenchi da storici successivi.
Leggi Regie (leges regiae): Attribuite a Romolo e successori, tramandate oralmente e basate su norme consuetudinarie. Furono raccolte in parte da Sesto Papirio nello Ius civile Papirianum.
Leggi delle XII Tavole (451-450 a.C.): La prima legislazione scritta del diritto romano, esposta su dodici tavole di bronzo nel Foro. Testo scolastico ai tempi di Cicerone, rappresentano il primo documento di prosa organizzata e sono il frutto delle consuetudini romane. Lo stile è conciso e pratico.
La Cronaca
Fasti: Calendari civili redatti dai pontefici, indicavano giorni fasti (leciti per attività pubbliche) e nefasti (non leciti), annotando cerimonie, mercati, calamità, ecc. Il termine indicò poi anche elenchi di magistrati e atti ufficiali.
Annales: Ogni anno, il collegio dei pontefici pubblicava sulla Tabula Dealbata gli eventi di pubblica importanza. Questi documenti, raccolti nel II secolo a.C. negli Annales Maximi (80 volumi), fornivano una storia del popolo romano, sebbene gran parte delle annate anteriori al 390 a.C. furono distrutte da un incendio.
Commentarii: Diari privati dei magistrati (consoli, questori, censori) che registravano fatti salienti e provvedimenti, potendo poi essere depositati presso il collegio dei pontefici.
L'Oratoria e Appio Claudio Cieco
Importanza dell'oratoria: Fondamentale per la carriera politica a Roma, considerata l'unica attività intellettuale degna di un cittadino di ceto elevato.
Appio Claudio Cieco (IV-III sec. a.C.): Il primo oratore di cui si hanno notizie certe. Fu censore (312 a.C.), introdusse uomini nuovi in Senato, fece costruire l'Aqua Appia e diede inizio alla Via Appia. Celebre per il suo discorso (280 a.C.) che persuase il Senato a rifiutare la pace con Pirro, considerato il primo discorso ufficiale pubblicato a Roma. Scrisse un Carmen de moribus (raccolta di massime moraleggianti) e si interessò al diritto, facendo pubblicare lo Ius Flavianum. Gli è attribuita anche una riforma ortografica.
La Poesia Preletteraria: I Carmina
Nel periodo preletterario, la poesia era legata alla sfera pratica e occasionale, espressa nei carmina (da cano: canto), spesso in verso saturnio. Il termine carmen indicava non solo ciò che era cantato, ma più genericamente tutto ciò che era solenne e fuori dal parlato quotidiano (preghiere, filastrocche, formule magiche, leggi, incantesimi, nenie funebri, giuramenti).
I carmina avevano un contenuto ingenuo e uno stile rozzo, con l'uso di rima, allitterazione, assonanza e simmetria.
Carmina Religiosi
Carmen Saliare (VI sec. a.C.): Legato ai riti magico-religiosi dei Salii, sacerdoti di Marte che in processione intonavano preghiere, danzavano e percuotevano scudi sacri. Solo frammenti sono pervenuti.
Carmen Arvale (VI sec. a.C.): Canto propiziatorio per la fertilità dei campi, tramandato oralmente e ritrovato in frammenti di un'epigrafe del 218 d.C. dei Acta fratrum Arvalium. Era parte di un rito di purificazione dei campi, eseguito dai fratres Arvales.
Carmina Profani
Carmina Convivialia: Canti eseguiti durante i banchetti degli antenati (come riporta Cicerone), che celebravano le gesta e le virtù di uomini illustri, probabilmente in saturni. Nessun frammento è pervenuto.
Carmina Triumphalia: Brevi canti improvvisati dai soldati durante le sfilate dei generali vittoriosi, in cui si alternavano lodi e motteggi licenziosi.
Neniae: Lamenti funebri in versi, intonati durante le esequie in lode del defunto, prima dai parenti e poi da donne appositamente assoldate (praeficae). Facevano parte di cerimonie pubbliche con processioni e laudationes funebres.
Il Teatro Preletterario
Le forme preletterarie teatrali di Roma erano in versi e di carattere popolare.
Fescennino: Manifestazione agreste di scambi di battute licenziose, in versi rozzi e improvvisati, durante le feste dopo il raccolto o i Liberalia. Sembra derivare da Fescennium e prevedeva l'uso di maschere grottesche. Spesso diffamatorio, fu oggetto di una legge delle XII Tavole.
Satura: Più complessa rappresentazione drammatica, di cui non è rimasto nulla. Il nome deriva da satura lanx (piatto colmo di cibi diversi) per i vari elementi che la componevano. Spesso terminava con un exodium, un canto buffonesco mimato.
Atellana (fabula atellana): Farsa di origine osca, nata verso la fine del IV sec. a.C. Gli attori improvvisavano su un canovaccio rudimentale, con maschere e un linguaggio volgare e osceno. I quattro ruoli fissi più comuni erano: Pappus (vecchio rimbambito),
Maccus (scemo millantatore), Bucco (servo spaccone) e Dossennus (vecchio gobbo e astuto). Si diffuse ampiamente e continuò a vivere come exodium. Nel I sec. a.C. assunse forma letteraria con Pomponio e Novio, che sostituirono l'improvvisazione con un testo scritto.

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